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Il nostro corpo è un contenitore nel quale si addensano continue sensazioni ed esperienze: noi viviamo i fatti di ogni giorno e da essi nascono pensieri, riflessioni, emozioni e sentimenti che conserviamo in noi, belli o brutti che siano.

Il mio lavoro parte proprio da qui, per cercare di dare ad una particolare sensazione-emozione un’espressione plastica che serva ad identificarla. Da questa ricerca è nata una forma: la goccia, la lacrima.

L’uomo contemporaneo è un guerriero nei confronti di se stesso: è una lotta continua con le proprie ansie, paure, angosce, i propri dolori. Se abbiamo il coraggio di guardarci dentro, tutti noi siamo portatori di segni che l’esistenza stessa lascia come tratti indelebili nel nostro corpo: essi rimangono immutati nel tempo e permeati dentro di noi. Con il passare del tempo tutto cambia, anche il nostro corpo che nasce, cresce, si trasforma e alla fine si consuma, mentre i segni profondi, le lacrime, quando ci sono restano e ci accompagnano sempre nel bene e nel male.

La lacrima diventa simbolo di fragilità della condizione umana; ma solo con la fragilità l’essere umano può proseguire nella sua esistenza, solo con le sue ferite l’uomo è uomo. Se dovessimo immaginare un uomo o una donna senza fragilità egli o ella non sarebbero altro che delle macchine capaci di svolgere diligentemente ed impeccabilmente il proprio compito, probabilmente quello che la società richiede loro; presi dalla logica del fare e dell’apparire (e perfetti) a tutti i costi, però, sarebbero insensibili verso se stessi e nei confronti degli altri. Laddove questo concetto prende forma e si insinua pericolosamente in un contesto, quello della società contemporanea, dobbiamo agire, ciascuno di noi, per un ritorno autentico a noi stessi, attraverso la ricerca della nostra essenza, quella parte di noi senza la quale noi non siamo e non ci relazioniamo agli altri in modo vero. Cosa ci rende davvero unici o… cosa ci rende uomini?

Davide Balossi